Se prima vi ho mostrato "un assaggio" di quanto si può vedere e scoprire della Valle Ardivestra, eccomi ancora a darvi qualche informazione sull'altra vallata denominata "della Coppa" che ho la fortuna di vedere da casa mia (avendo la doppia esposizione....ho questo privilegio, che equivale anche alla presenza di 22 finestre...tutte da pulire per benino!!!)
Questo lato della mia abitazione si affaccia sulla strada provinciale...il cartello in fondo indica il "centro" del paese "Costa Cavalieri-Galeazzi" ...che affollamento di prima mattina....:-)
In fondo si può intravedere il borgo di Fortunago....c'è una leggera foschia ma in questi giorni l'inverno si è preso una vacanza!!!
La Valle del Coppa è una delle valli del basso Oltrepò Pavese. Inizia a Fortunago, (www.comunedifortunago.it) dove comincia a snodarsi tra le colline fino a raggiungere Borgo Priolo, presso cui si unisce ad un'altra valle detta "del Ghiaie di Coppa", "del Ghiaie dei Risi" o, meglio "del Ghiaie di Montalto". Dopo questa unione la valle prosegue fino a sbucare nella pianura Padana nel territorio di Casteggio.
La "Comunità Collinare Val Coppa" è un consorzio sovracomunale della provincia di Pavia (130 km²) situato a est del fiume Coppa e a sud del fiume Po. La comunità è costituita dai comuni di: Borgo Priolo, Borgoratto Mormorolo, Montalto Pavese, Fortunago, Ruino, Calvignano e Rocca Susella. Montesegale e Montebello della Battaglia ancora non ne fanno ufficialmente parte.
Stati: Italia
Regioni amministrative: Lombardia
Territorio: 7 comuni della provincia di Pavia
Capoluogo: Borgo Priolo
Superficie: 130 km²
Abitanti: 5.257
densità ab: ab. 40,44 km²
L'infrastruttura della valle, ovvero la Strada Provinciale 203 "della Valle del Coppa", ha inizio tra Casteggio e Montebello della Battaglia, ed ha termine nella Località Cappelletta di Fortunago, ma c'è anche la possibilità di proseguire verso il Passo del Carmine; la strada non è molto larga, ed è per questo che gli autocarri di una certa larghezza sono praticamente costretti a transitare sulla strada della valle del Ghiaie di Montalto o sulla strada della Val Versa.
Castelli
* Montalto Pavese: Costruzione in pietra e mattoni a vista, caratterizzata da quattro torrioni, edificata nell'anno 1595, su ciò che rimaneva di una preesistente rocca medievale, da Filippo Belcredi ad una altitudine di 466 s.l.m. Il castello è cinto da un vasto parco: da segnalare il giardino all'italiana ed il giardino all'inglese. Montalto fu poi degli Strozzi sino al 1617, poi dei Taverna (sino al 1630), indi dei Belcredi sino al termine del Settecento. Dalla metà circa del secolo XIX appartiene ai conti Balduino, i quali provvidero a restaurarlo.
* Montebello della Battaglia: L'attuale edificio appare come una villa barocca e risale al Seicento / Settecento, sulla sede di un probabile fortilizio medievale: è di dimensioni considerevoli, con un vasto parco annesso Proprietà privata.
* Montesegale: Rocca edificata dai Gamberana su di un'altura del paese: oggigiorno è un complesso di costruzioni e corti risalenti a differenti periodi Proprietà privata.
* Stefanago (Borgo Priolo): Il castello, che sorge sulla cima di un colle, venne riattato nel 1477, ma la torre risale al secolo XII: è sede di una azienda agricola.
Nella valle, come del resto in tutte quelle dell'Oltrepò, si trova un'intensa coltivazione di vigneti, anche se inferiore a quella presente nella adiacente valle del Ghiaie di Montalto. La valle difatti segna il confine vitivinicolo Est-Ovest,ovvero tra la parte orientale, intensamente coltivata a viti, e quella occidentale della Valle Staffora, molto poco coltivata.
Sono coltivati soprattutto la vite (vino DOC Oltrepò Pavese), ciliege e barbabietole di zucchero. Nella fascia collinare, ricca di vigneti, vi sono molte cantine, che danno lavoro ad una discreta quantità di residenti e muovono un discreto giro d'affari.
Nella fascia montana, lavorano ancora piccoli produttori di formaggi,miele,salumi,frutta, produttori che hanno scelto di allevare animali autoctoni in via d'estinzione, produttori che con il loro operato lottano contro l'abbandono del territorio e contribuiscono al recupero dei terreni incolti, e ristoratori che utilizzano questi prodotti per riproporre i piatti tipici.
Alcuni vendono altri prodotti tipici di questo terriorio che sono localmente chiamati: i "Brasadè" e la "Skita".
